Jerash, o Gerasa, si trova nella Giordania settentrionale e rappresenta uno degli esempi più notevoli e ben conservati di città romana in Oriente.
Venne probabilmente fondata dal re seleucide Antioco, motivo per cui venne anticamente conosciuta anche come Antiochia al Crisorroa, dal nome del fiume oggi noto come Wādī Gerash.
Scrive Augustus Spijkerman1:
Gadara, Abila, Gerasa sono chiaramente seleucidi (perché nell'antichità avevano il nome aggiuntivo di Antiochia), fondate dopo la battaglia di Panias, quando la regione passò dal controllo tolemaico ai Seleucidi di Antioco.
Ciò non esclude la possibilità che in questi siti vi fossero insediamenti ellenistici prima della battaglia di Panias (o Panion, 200 a.C.). Gerasa, in ogni caso, assunse un ruolo di rilievo nell’area, entrando a far parte della Decapoli, la confederazione di città di cui parla Plinio il Vecchio (23 - 79 d.C.) nella Naturalis historia:
La regione della Decapoli, confinante con la Giudea sul versante siriano, è così chiamata per il numero delle sue città, anche se non tutti gli scrittori sono d'accordo nell'elencarle; la maggior parte però include Damasco, con le sue fertili marcite che drenano il fiume Chrysorrhoe, Filadelfia, Raphana (tutte e tre rivolte verso l'Arabia), Scythopolis (già Nysa, dal nome della nutrice di Liber Pater, che vi fu sepolta) dove si stabilì una colonia di Sciti; Gadara, oltre la quale scorre il fiume Yarmuk; Ippona, Dion, Pella, ricca di acque, Galasa (Gerasa) e Canatha.
Nel contesto degli studi sulla Decapoli, l'esistenza di una cultura ellenistica comune tra queste città è un fatto ampiamente accettato e tale coesione era probabilmente evidente a chiunque osservasse la situazione all'epoca. Si presume che la Decapoli si sia consolidata durante l'epoca asmonea, date le relazioni tra le città della Decapoli e i regni ebraici, non sempre facili. Alessandro Ianneo, sovrano ebraico del I secolo a.C., cercò di imporre leggi e tradizioni ebraiche ai territori conquistati, che includevano diverse città della Decapoli, come Gerasa appunto, caduta sotto il dominio ebraico nel 78 a.C. Quando le città furono "liberate" da Pompeo Magno nel 63 a.C., non fu stabilita una federazione formale tra di esse, ma fu piuttosto ristabilita l'indipendenza di ciascuna città. Questa riconquista dell'autonomia fu così importante per i cittadini che fu proclamato l'inizio di una nuova era e questo evento è segnato nelle monetazione. Alcuni numismatici hanno proposto che l'idea stessa della Decapoli sia stata un'iniziativa di Pompeo. Tuttavia, è più probabile che egli abbia semplicemente ereditato questa configurazione politica, incoraggiando le città a mantenere un certo grado di autonomia una volta liberate, astenendosi dal fornire strumenti che potessero costituire una minaccia per l'autorità romana, aderendo quindi al noto principio del divide et impera. Questa riflessione si deve a Iain Browning2.
La città, a partire dal 160, divenne parte della provincia romana di Arabia e infine della Palaestina secunda. Durante la dominazione romana, conobbe un periodo di notevole espansione e abbellimento, con la costruzione di nuovi templi, teatri, terme, una grande piazza ovale e maestosi colonnati.

Gerasa fu poi un’importante città del mondo cristiano, come testimoniano le numerose chiese costruite nel Tardoantico, spesso riutilizzando materiali provenienti da templi pagani. Nonostante il declino subìto nel periodo successivo alla conquista araba, Gerasa non fu mai completamente abbandonata. La città continuò a esistere durante il periodo omayyade, abbaside e ottomano, anche se la sua influenza e la sua importanza diminuirono notevolmente.
Gerasa accoglie i visitatori con un arco trionfale. L'arco di Adriano, costruito in onore della visita dell'imperatore nel 129, colpisce per le sue imponenti dimensioni (37 metri di larghezza e 13 metri di altezza) e per i dettagli architettonici raffinati, come i pilastri adornati con ghirlande di foglie d'acanto.

Il tempio di Artemide, dedicato alla dea patrona della città, fu costruito vent’anni dopo la visita di Adriano, tra il 150 e il 170. Caratterizzato dalle alte colonne corinzie e dal ricco rivestimento in marmo, molte delle sue strutture furono smantellate o trasformate, in seguito ai decreti dell'imperatore Teodosio e durante la conquista araba. I propilei fungevano da ingresso al temenos, il recinto sacro, e ancora oggi colpiscono per la loro maestosità.

Il Foro ovale, unico per la sua forma insolita, era il cuore commerciale e sociale della Gerasa romana, circondato da un colonnato ionico che dava su un'agorà spaziosa, utilizzata per incontri pubblici e mercati. Fu costruito intorno al 162, come parte di un progetto più ampio che comprendeva anche il tempio di Zeus, situato in posizione dominante rispetto al foro stesso. Il tempio di Zeus fu infatti costruito nello stesso periodo sopra un santuario romano preesistente, il che implica una pianificazione coordinata dell'area circostante, inclusa la piazza ovale.

Il teatro settentrionale, costruito nel 165 e successivamente ampliato nel 235, fu originariamente concepito come un bouleuterion, un luogo di incontro per il consiglio cittadino. Con il tempo, tuttavia, la struttura subì una significativa trasformazione, e venne convertita in un teatro capace di ospitare circa 3.000 spettatori. Divenne un centro vitale per l'intrattenimento e la cultura, ospitando una varietà di spettacoli, dalle rappresentazioni drammatiche alle gare musicali e poetiche.


La chiesa dei Santi Cosma e Damiano, costruita nel 533, rappresenta un’ulteriore tappa nello sviluppo architettonico della città. La chiesa, che incorpora elementi strutturali di edifici più antichi, è un esempio eloquente di come i nuovi usi venissero sovrapposti ai vecchi, in un contesto di continuità e rinnovamento culturale. I dettagliati mosaici pavimentali, che adornano il suo interno, sono di particolare interesse per le rappresentazioni che includono motivi zoomorfi e geometrici, evidenziando una fusione di influenze artistiche locali e cristiane.
